Manifesto

SOMA·X è il risultato di una ricerca nata in scena.

Non dall'idea di sviluppare una nuova tecnologia, ma dalla necessità di permettere al corpo del performer di controllare luce, suono e immagine in tempo reale senza dispositivi indossabili, marker o altri elementi che ne limitassero la libertà espressiva.

Durante lo sviluppo della performance From Eurydike's Point of View, nel febbraio 2026, questa esigenza è diventata il punto di partenza di un nuovo percorso di ricerca.

L'obiettivo era chiaro: lasciare che il corpo guidasse i sistemi digitali senza interferire con la libertà del movimento, l'espressività del gesto e la forza della presenza scenica.

La ricerca

Gli strumenti disponibili si sono rivelati troppo invasivi, troppo rigidi e poco adatti alle esigenze della performance dal vivo. Da questa consapevolezza ha preso avvio una ricerca che, fin dall'inizio, ha unito pratica artistica e sviluppo tecnologico con l'intento di immaginare un nuovo modo di mettere in relazione il corpo e i sistemi digitali attraverso tecniche di computer vision, body tracking markerless e intelligenza artificiale applicate alle arti performative.

Le prime sperimentazioni hanno trovato spazio all'interno del programma MTNT – Music Theatre and New Technologies Towards a New Paradigm in Opera Studies and Performance, finanziato nell'ambito del PNRR – NextGenerationEU, con la partecipazione dell'Accademia di Belle Arti di Verona. In questo contesto, pratica performativa e sviluppo tecnologico hanno potuto alimentarsi reciprocamente, trasformando ogni prova di scena in un laboratorio di ricerca.

La fondazione

Ciò che inizialmente era nato come un insieme di strumenti sviluppati per risolvere problemi specifici di una singola produzione ha progressivamente rivelato un'architettura più ampia: un sistema modulare capace di leggere il corpo in movimento, trasformarlo in un flusso di dati in tempo reale e renderlo disponibile ad altri software e dispositivi attraverso protocolli aperti, mettendo la tecnologia al servizio della creatività anziché imporle vincoli.

From Eurydike's Point of View è stato il primo banco di prova e la prima conferma. Ogni scelta progettuale è stata guidata da un obiettivo preciso: mantenere il corpo completamente libero e, nello stesso tempo, renderlo comprensibile alla macchina, affinché il gesto potesse diventare materia viva per luce, suono, immagini e spazio.

SOMA·X non rappresenta il punto di arrivo di quella ricerca, ma la sua fondazione.

Ciò che era stato sviluppato per una singola produzione è diventato una piattaforma aperta, capace di evolversi insieme agli artisti, alle opere, ai linguaggi e alle domande che verranno.

Fin dall'inizio, l'obiettivo non è stato costruire uno strumento chiuso, ma dare forma a un'infrastruttura aperta, modulare ed estensibile, capace di crescere attraverso la ricerca, il confronto e la collaborazione tra artisti, sviluppatori e istituzioni.

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